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Riflessioni su Filosofia e Società

Qualche considerazione sul metodo

🤔 Filosofia e Metodo 📚 Cartesio ⏱️ 12 min lettura

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È spesso interessante osservare un quadro, un'opera d'arte e cercare di capire il suo significato profondo. Cercare di vedere quello che voleva esprimere l'autore e anche quello che l'opera riesce a suscitare in noi come emozione.

La verità è che al di là dell'effetto voluto dall'autore, un'opera d'arte provoca in noi emozioni vari che dipendono dalla nostra sensibilità e dalla nostra capacità di percepire o anche di capire la portata di quello che stiamo guardando.

A questo punto, è possibile porsi diverse domande: è possibile separare un'opera d'arte dal suo autore? Bisogna per forza percepire la stessa cosa che percepisce l'autore quando si trova davanti alla sua stessa opera? E che cosa fa la differenza tra una semplice opera d'arte e quello che viene considerato un capolavoro?

Il punto è che se è difficile separare un'opera d'arte dal suo autore, è altrettanto difficile cercare di capirla senza capire lo stesso; non a livello di tecnica usata, ma piuttosto a livello dell'espressione generale e di emozioni. Allora forse tutto non dipende solo dalla tecnica, o dal metodo, forse bisogna andare a leggere tra le righe e cercare di capire le sfumature; che probabilmente sono quelle che riescono meglio a creare il legame tra l'autore e la sua opera facendoli diventare una cosa sola… come il chiaroscuro di Caravaggio o le linee morbide quasi realistiche di Da Vinci.

Allora la difficoltà di capire o di spiegare un'opera d'arte o il suo autore diventa ancora più evidente se, in un paragone non molto realistico, ma comunque possibile, consideriamo le azioni di un individuo come le sue opere d'arte; allora le domande che sorgono potrebbero essere: è possibile definire una persona partendo soltanto da una sua unica azione? Oppure l'insieme delle sue azioni possono portare a capire in modo definitivo una persona o anche lì bisogna andare a cercare nelle diverse sfumature?

Nel suo libro, Discorso sul metodo, Renato Cartesio affermava che: "la diversità delle nostre opinioni non deriva dal fatto che alcuni siano più ragionevoli degli altri, ma piuttosto dal fatto che facciamo andare i nostri pensieri per strade diverse e non consideriamo le stesse cose". Partendo da questo presupposto, forse le considerazioni da fare non sono cercare di capire la direzione o il senso dei nostri pensieri oppure ciò che consideriamo o meno, non che non siano importanti, ma sono invece, principalmente il Metodo.

Questo semplicemente perché il pensiero, che può essere definito come la facoltà relativa alla formazione dei contenuti mentali, può avere origini diverse: "origine inteso cui come l'insieme delle azioni, delle percezioni e anche dei sentimenti che portano alla formulazione di un pensiero". Così come può avere sensi e direzioni diversi; e cioè le stesse azioni, le stesse percezioni o anche le stesse emozioni non portano sempre alla formulazione dello stesso pensiero tra individui diversi.

È quindi evidente che, di fronte ad una determinata informazione, le nostre reazioni non possono essere tutti completamente uguali in quanto tendiamo ad usare quello che viene comunemente chiamato il buon senso.

Ma può esistere il buon senso senza una determinata base di conoscenze? Il nostro buon senso può essere considerato sempre affidabile?

Secondo Cartesio, il buon senso (che considera essere la nostra capacità di distinguere il vero dal falso), "è fra le cose al mondo quella più equamente distribuito", e aggiunge però che, "ognuno pensa di esserne così ben dotato, che perfino quelli che sono più difficili da soddisfare riguardo a ogni altro bene, non sogliono desiderarne più di quanto ne abbiano".

In pratica se il buon senso può essere considera una guida abbastanza affidabile nel fare delle considerazioni o nell'affrontare argomenti vari, non è possibile però affermare, a priori e con assoluta certezza, se uno è provvisto o meno di buon senso; oppure in quale "percentuale" si è presente in un individuo.

Nelle sue considerazioni per cercare di affrontare ogni tipo di argomenti nel modo più oggettivo possibile, Renato Cartesio sceglie di affidarsi ad una serie di regole:

In questa serie di regole, si può evidenziare quello che è stato chiamato scetticismo metodologico o più comunemente dubbio cartesiano; e cioè cercare di non prendere nulla per "vero" o per "non vero" senza aver fatto le dovute verifiche andando ad approfondire l'argomento; in seguito, cercare di avere una progressione metodologica, e di suddividere in elementi più piccoli o più semplici per poi organizzare quegli elementi in modo da poterli mettere in ordine preciso e più facile da comprendere.

It is often compelling to observe a painting or a work of art and attempt to grasp its deeper meaning. We try to see what the artist intended to express, as well as what the work manages to evoke within us emotionally.

The truth is, beyond the effect intended by the author, a work of art provokes various emotions in us that depend on our own sensibility and our capacity to perceive—or even understand—the magnitude of what we are looking at.

At this point, it is possible to ask several questions: Is it possible to separate a work of art from its author? Must we necessarily perceive the same thing the author perceives when standing before their own work? And what constitutes the difference between a simple work of art and what is considered a masterpiece?

The point is, if it is difficult to separate a work of art from its author, it is equally difficult to try to understand it without understanding the author themselves; not at the level of the technique used, but rather at the level of general expression and emotion. Perhaps, then, not everything depends solely on technique or method; perhaps one must read between the lines and seek to understand the nuances. These nuances are likely what best succeed in creating the bond between the author and their work, fusing them into a single entity—much like the chiaroscuro of Caravaggio or the soft, almost realistic lines of Da Vinci.

The difficulty of understanding or explaining a work of art or its author becomes even more evident if, in a comparison that is not entirely realistic but nonetheless possible, we consider the actions of an individual as their "works of art." The questions that arise might be: Is it possible to define a person based solely on a single action? Or can the sum of their actions lead to a definitive understanding of a person, or must we look for the various nuances there as well?

In his book, Discourse on the Method, René Descartes stated that: "The diversity of our opinions, consequently, does not arise from some being more reasonable than others, but solely from this—that we conduct our thoughts along different ways, and do not fix our attention on the same objects."

Starting from this premise, perhaps the considerations to be made are not to try to understand the direction or meaning of our thoughts, nor what we do or do not consider—not that these are unimportant—but rather, principally, the Method.

This is simply because thought, which can be defined as the faculty relative to the formation of mental content, can have different origins: "origin understood here as the set of actions, perceptions, and even feelings that lead to the formulation of a thought." Just as it can have different meanings and directions; that is, the same actions, the same perceptions, or even the same emotions do not always lead to the formulation of the same thought among different individuals.

It is therefore evident that, when faced with specific information, our reactions cannot all be completely identical, as we tend to use what is commonly called good sense (or common sense).

But can good sense exist without a specific base of knowledge? Can our good sense be considered always reliable?

According to Descartes, good sense (which he considers to be our ability to distinguish the true from the false), "is, of all things among men, the most equally distributed," yet he adds that "everyone thinks himself so abundantly provided with it, that those even who are the most difficult to satisfy in everything else, do not usually desire a larger measure of this quality than they already possess."

Practically speaking, while good sense may be considered a fairly reliable guide in making considerations or addressing various topics, it is not possible to affirm, a priori and with absolute certainty, whether someone is possessed of good sense or not; or in what "percentage" it is present in an individual.

In his considerations for attempting to address every type of subject in the most objective way possible, René Descartes chose to rely on a series of rules:

In this series of rules, one can highlight what has been called methodological skepticism or, more commonly, Cartesian doubt; that is, trying not to take anything as "true" or "untrue" without having done the necessary verifications by deepening the subject; subsequently, trying to have a methodological progression, and subdividing into smaller or simpler elements, to then organize those elements in a way that allows them to be placed in a precise order that is easier to understand.

Il est souvent intéressant d'observer un tableau ou une œuvre d'art et d'essayer d'en saisir la signification profonde. Essayer de voir ce que l'auteur voulait exprimer, mais aussi ce que l'œuvre réussit à susciter en nous comme émotion.

La vérité est qu'au-delà de l'effet voulu par l'auteur, une œuvre d'art provoque en nous des émotions variées qui dépendent de notre sensibilité et de notre capacité à percevoir, voire à comprendre, la portée de ce que nous regardons.

À ce stade, il est possible de se poser plusieurs questions : est-il possible de séparer une œuvre d'art de son auteur ? Faut-il nécessairement percevoir la même chose que ce que perçoit l'auteur lorsqu'il se trouve devant sa propre œuvre ? Et qu'est-ce qui fait la différence entre une simple œuvre d'art et ce que l'on considère comme un chef-d'œuvre ?

Le fait est que s'il est difficile de séparer une œuvre d'art de son auteur, il est tout aussi difficile d'essayer de la comprendre sans comprendre ce dernier ; non pas au niveau de la technique utilisée, mais plutôt au niveau de l'expression générale et des émotions. Alors peut-être que tout ne dépend pas seulement de la technique ou de la méthode, peut-être faut-il lire entre les lignes et chercher à comprendre les nuances ; ce sont probablement elles qui réussissent le mieux à créer le lien entre l'auteur et son œuvre, les faisant devenir une seule et même chose… comme le clair-obscur de Caravage ou les lignes douces, presque réalistes, de De Vinci.

La difficulté de comprendre ou d'expliquer une œuvre d'art ou son auteur devient alors encore plus évidente si, dans une comparaison pas très réaliste mais tout de même possible, nous considérons les actions d'un individu comme ses œuvres d'art. Les questions qui surgissent pourraient alors être : est-il possible de définir une personne en partant seulement d'une unique action de sa part ? Ou bien l'ensemble de ses actions peut-il mener à comprendre une personne de façon définitive, ou là aussi faut-il aller chercher dans les différentes nuances ?

Dans son livre, Discours de la méthode, René Descartes affirmait que : "La diversité de nos opinions ne vient pas de ce que les uns sont plus raisonnables que les autres, mais seulement de ce que nous conduisons nos pensées par diverses voies, et ne considérons pas les mêmes choses."

Partant de ce présupposé, peut-être que les considérations à faire ne sont pas d'essayer de comprendre la direction ou le sens de nos pensées, ou bien ce que nous considérons ou non (non pas que cela ne soit pas important), mais qu'elles concernent plutôt, principalement, la Méthode.

Ceci simplement parce que la pensée, qui peut être définie comme la faculté relative à la formation des contenus mentaux, peut avoir des origines différentes : "origine entendue ici comme l'ensemble des actions, des perceptions et même des sentiments qui mènent à la formulation d'une pensée". Tout comme elle peut avoir des sens et des directions différents ; c'est-à-dire que les mêmes actions, les mêmes perceptions ou même les mêmes émotions ne mènent pas toujours à la formulation de la même pensée chez des individus différents.

Il est donc évident que, face à une information donnée, nos réactions ne peuvent pas toutes être complètement identiques dans la mesure où nous tendons à utiliser ce qui est communément appelé le bon sens.

Mais le bon sens peut-il exister sans une base déterminée de connaissances ? Notre bon sens peut-il être considéré comme toujours fiable ?

Selon Descartes, le bon sens (qu'il considère comme notre capacité à distinguer le vrai du faux), "est la chose du monde la mieux partagée", et il ajoute cependant que "chacun pense en être si bien pourvu, que ceux même qui sont les plus difficiles à contenter en toute autre chose, n'ont point coutume d'en désirer plus qu'ils en ont".

En pratique, si le bon sens peut être considéré comme un guide assez fiable pour faire des considérations ou aborder des sujets variés, il n'est cependant pas possible d'affirmer, a priori et avec une certitude absolue, si quelqu'un est pourvu ou non de bon sens ; ou bien dans quel "pourcentage" il est présent chez un individu.

Dans ses considérations pour essayer d'aborder tout type de sujet de la manière la plus objective possible, René Descartes choisit de s'en remettre à une série de règles :

Dans cette série de règles, on peut mettre en évidence ce qui a été appelé le scepticisme méthodologique ou plus communément le doute cartésien ; c'est-à-dire essayer de ne rien prendre pour "vrai" ou pour "non-vrai" sans avoir fait les vérifications nécessaires en approfondissant le sujet ; par la suite, essayer d'avoir une progression méthodologique, et de subdiviser en éléments plus petits ou plus simples pour ensuite organiser ces éléments de manière à pouvoir les mettre dans un ordre précis et plus facile à comprendre.

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