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Riflessioni su Filosofia e Società

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Società e Cittadinanza

I tempi sono ormai maturi

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"Siamo tutti uguali". Non so quante volte l'avrò sentito dire o affermare; penso che se mi avessero dato una moneta ogni volta che l'ho sentita, oggi sarei milionario… beh non proprio milionario, ma diciamo che probabilmente avrei qualche centinaia di euro in più sul mio conto; il che non sarebbe un male… coi tempi che corrono…

Anche se oggettivamente non è vero. È solo una di quelle frasi che usiamo tutti i giorni per far capire o per esprimere un numero abbastanza importante. Un po' come la frase: "siamo tutti uguali", che mi è sempre sembrata una di quelle frasi che viene usata per uscire da situazioni particolarmente imbarazzanti o quando non riusciamo a trovare una risposta giusta ad una situazione.

Diciamo che per renderla completa, preferirei aggiungere una piccola parte, e la frase diventerebbe: "Siamo tutti uguali e siamo tutti diversi". Sì, così suona molto meglio; almeno per quanto mi riguarda. Anche perché preferisco pensare che siamo tutti diversi in quanto individui e siamo tutti uguali in quanto Uomini.

Il Metodo e l'Oggettività

A volte può risultare difficile rimanere oggettivo nel dover affrontare certi argomenti; soprattutto quando si tratta di argomenti che ci toccano a livello molto personale. D'altra parte, rimanere il più possibile oggettivo ci può permettere non soltanto di avere il giusto punto di vista ma anche e soprattutto di definire metodi e regole che saranno utili per noi stessi ma anche per eventuali altre persone… e perché no, per la società in generale.

Nel suo libro "Al di là del bene e del male", Friedrich Nietzsche affermava che: "Chi combatte con i mostri, deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro." Indicando così il fatto che a volte nella nostra volontà di combattere contro eventuali ingiustizie, esiste un rischio concreto di passare dall'altra parte della barriera e di diventare anche noi o di definire anche noi delle regole che siano ingiuste per gli altri.

Black Lives Matter e l'Italia

Nel 2020, a seguito della tragica morte di George Floyd, nella città di Minneapolis, in Minnesota negli Stati Uniti, migliaia di persone scesero in piazza per manifestare contro l'ennesimo caso di violenza della polizia contro una persona nera; tra tutti quei manifestanti, c'era anche il movimento "Black Lives Matter"; movimento nato qualche anno prima, nel 2013 nello scopo di "contrastare il razzismo sistemico nei confronti dei neri".

Nato inizialmente come manifestazione per il sostegno a quello che stava succedendo negli Stati Uniti, il Black Lives Matter (Italia) si è poi (in qualche modo) evoluto, cercando di diventare un movimento per la difesa dei diritti dei neri anche in Italia… il che non si è rivelato essere quello che si potrebbe chiamare una "mossa azzeccata".

L'Immigrazione in Italia: Una Storia Giovane

Prima di tutto, bisogna dire che rispetto agli altri paesi come la Francia, l'Inghilterra o gli Stati Uniti, l'immigrazione (in generale) in Italia è molto giovane; basta pensare che è "solo" nel 1973 che l'Italia ebbe per la prima volta un saldo migratorio positivo (che erano più che altro costituiti in gran parte da emigrati italiani che rientravano nel paese), che la prima legge sulla regolarizzazione degli immigrati venne varata nel 1986.

Se prendiamo per esempio il caso della Francia, Aimé Césaire introduceva nel terzo numero della rivista "L'étudiant Noir" (Lo Studente Nero), il termine "Négritude" (Negritudine); termine col quale per la prima volta ad affrontare il problema dell'integrazione nella società francese.

Gli Stati Uniti, che hanno una storia di immigrazione molto diversa da quella della Francia, ha anch'esso dovuto lottare negli anni per raggiungere il livello culturale sociale che abbiamo adesso. Basta pensare alle "Marcie da Selma a Montgomery" che furono tre marce di protesta del 1965, che hanno segnato la storia del "movimento per i diritti degli afroamericani".

Un Percorso Italiano

Per questo motivo dunque, non penso che sia utile cercare di ricreare una sorta di "Negritudine" (non siamo più nella Francia degli anni 30) oppure copiare le lotte degli anni 70 o 80 negli Stati Uniti e anche certe lotte di oggi come "Black Lives Matter"; semplicemente perché non è lo stesso tipo di società e non abbiamo lo stesso tipo di modello sociale.

Sarebbe comunque utile prendere come esempio e trarre delle lezioni da quello che ha funzionato, quello che non ha funzionato (e il perché) e quello che non continua a funzionare in quelli altri paesi per riuscire, partendo da quelli, a definire delle strategie giuste e adatte alla nostra società.

Considerazioni sul Linguaggio: "Di Colore"

Vorrei terminare questo articolo facendo qualche considerazione sull'espressione "di colore"; ma prima di iniziare, permettetemi di soffermarmi su due parole che ho sempre trovato linguisticamente interessante: "connotazione" e "denotazione".

La denotazione può essere definito come l'elemento significativo stabile e oggettivo di una unità lessicale, indipendente da ogni elemento soggettivo o affettivo che essa può avere nel contesto di una frase. La connotazione invece per quanto riguarda una parola, è per esempio il significato accessorio, che consiste nelle sfumature di ordine soggettivo e cioè allusivi, evocativo, affettivi che accompagnano l'uso della parola.

Se prendiamo adesso la parola "Nero", andando a considerare solo la denotazione, la maggior parte di noi penseranno solo al colore nero; ma viene usato in diverse espressioni tutte con connotazioni negative e forse questo è il motivo per il quale si "è stato necessario" trovare un'altra espressione per indicare il colore della pelle delle persone Nere, e cioè "di colore", che, se vogliamo solo considerare la denotazione, non ha nessun significato.

Sorgono dunque, quasi automaticamente, dei dubbi sul perché sia meglio usare un'espressione priva di denotazione per indicare qualcosa di assolutamente normale quando, esiste già una parola con significato (denotazione e connotazione compresi) appropriato per indicarlo.

Conclusione

La verità è un percorso che ha bisogno di una sostanza per esistere, e quella sostanza siamo noi in quanto Uomini. I tempi sono ormai maturi per affrontare queste questioni con onestà intellettuale, cercando di costruire un percorso italiano all'integrazione che rispetti sia la storia di questo paese che la dignità di tutte le persone che lo abitano.

"We are all the same." I don't know how many times I've heard this said or stated; I think if they gave me a coin every time I heard it, I would be a millionaire today… well, not exactly a millionaire, but let's say I would probably have a few hundred euros more in my bank account; which wouldn't be a bad thing… given the times we live in.

Even if, objectively, it isn't true. It is just one of those phrases we use every day to convey a point or to express a fairly significant number. A bit like the phrase "we are all equal," which has always seemed to me like one of those lines used to escape particularly embarrassing situations or when we cannot find the right response to a situation.

Let's say that to make it complete, I would prefer to add a small part, and the sentence would become: "We are all the same, and we are all different." Yes, that sounds much better; at least as far as I am concerned. Also because I prefer to think that we are all different as individuals and we are all the same as Humans.

Method and Objectivity

Sometimes it can be difficult to remain objective when facing certain topics; especially when dealing with subjects that touch us on a very personal level. On the other hand, remaining as objective as possible allows us not only to have the right point of view but also, and above all, to define methods and rules that will be useful for ourselves but also for any other people… and why not, for society in general.

In his book Beyond Good and Evil, Friedrich Nietzsche stated: "Whoever fights monsters should see to it that in the process he does not become a monster." He was indicating the fact that sometimes, in our will to fight against potential injustices, there is a concrete risk of crossing to the other side of the barrier and becoming monsters ourselves, or defining rules that are unjust to others.

Black Lives Matter and Italy

In 2020, following the tragic death of George Floyd in the city of Minneapolis, Minnesota, in the United States, thousands of people took to the streets to demonstrate against yet another case of police violence against a Black person; among all those protesters was the "Black Lives Matter" movement; a movement born a few years earlier, in 2013, with the aim of "countering systemic racism against Black people."

Born initially as a demonstration of support for what was happening in the United States, Black Lives Matter (Italy) then (somehow) evolved, trying to become a movement for the defense of Black rights in Italy as well… which did not turn out to be what one might call a "smart move."

Immigration in Italy: A Young History

First of all, it must be said that compared to other countries like France, England, or the United States, immigration (in general) in Italy is very young; suffice it to think that it was "only" in 1973 that Italy had a positive migratory balance for the first time (which was mostly made up of Italian emigrants returning to the country), and that the first law on the regularization of immigrants was passed in 1986.

If we take, for example, the case of France, Aimé Césaire introduced in the third issue of the magazine L'étudiant Noir (The Black Student) the term "Négritude"; a term with which the problem of integration into French society was addressed for the first time.

The United States, which has a history of immigration very different from that of France, has also had to fight over the years to reach the cultural and social level we have now. One need only think of the "Selma to Montgomery Marches," which were three protest marches in 1965 that marked the history of the "African American civil rights movement."

An Italian Path

For this reason, therefore, I do not think it is useful to try to recreate a sort of "Negritude" (we are no longer in the France of the 1930s) or to copy the struggles of the 70s or 80s in the United States, or even certain struggles of today like "Black Lives Matter"; simply because it is not the same type of society and we do not have the same type of social model.

It would, however, be useful to take as an example and draw lessons from what worked, what didn't work (and why), and what continues not to work in those other countries to succeed, starting from those, in defining right and suitable strategies for our society.

Considerations on Language: "Of Color"

I would like to end this article by making a few considerations on the expression "di colore" (of color/colored); but before starting, allow me to dwell on two words that I have always found linguistically interesting: "connotation" and "denotation."

Denotation can be defined as the stable and objective significant element of a lexical unit, independent of any subjective or affective element it may have in the context of a sentence. Connotation, on the other hand, regarding a word, is for example the accessory meaning, which consists of the subjective nuances—that is, allusive, evocative, affective—that accompany the use of the word.

If we now take the word "Nero" (Black), considering only the denotation, most of us will think only of the color black; but it is used in various expressions, all with negative connotations. Perhaps this is the reason why it "became necessary" to find another expression to indicate the skin color of Black people, specifically "di colore" (of color), which, if we want to consider only the denotation, has no meaning.

Doubts arise almost automatically, therefore, as to why it is better to use an expression devoid of denotation to indicate something absolutely normal when there already exists a word with the appropriate meaning (denotation and connotation included) to indicate it.

Conclusion

Truth is a path that needs a substance to exist, and that substance is us as Humans. The time has come to address these issues with intellectual honesty, trying to build an Italian path to integration that respects both the history of this country and the dignity of all the people who inhabit it.

"Nous sommes tous égaux". Je ne sais pas combien de fois j'ai entendu dire ou affirmer cela ; je pense que si l'on m'avait donné une pièce à chaque fois que je l'ai entendu, je serais millionnaire aujourd'hui… enfin, pas vraiment millionnaire, mais disons que j'aurais probablement quelques centaines d'euros en plus sur mon compte ; ce qui ne serait pas un mal… par les temps qui courent.

Même si, objectivement, ce n'est pas vrai. C'est juste une de ces phrases que nous utilisons tous les jours pour faire comprendre quelque chose ou pour exprimer un nombre assez important. Un peu comme la phrase : "nous sommes tous égaux", qui m'a toujours semblé être une de ces phrases utilisées pour se sortir de situations particulièrement embarrassantes ou lorsque nous ne parvenons pas à trouver une réponse juste à une situation.

Disons que pour la rendre complète, je préférerais ajouter une petite partie, et la phrase deviendrait : "Nous sommes tous égaux et nous sommes tous différents." Oui, cela sonne beaucoup mieux ainsi ; du moins en ce qui me concerne. Aussi parce que je préfère penser que nous sommes tous différents en tant qu'individus et que nous sommes tous égaux en tant qu'Hommes.

Méthode et Objectivité

Il peut parfois s'avérer difficile de rester objectif face à certains sujets ; surtout lorsqu'il s'agit de sujets qui nous touchent à un niveau très personnel. D'un autre côté, rester le plus objectif possible peut nous permettre non seulement d'avoir le bon point de vue, mais aussi et surtout de définir des méthodes et des règles qui seront utiles pour nous-mêmes, mais aussi pour d'autres personnes… et pourquoi pas, pour la société en général.

Dans son livre Par-delà le bien et le mal, Friedrich Nietzsche affirmait : "Quiconque lutte contre des monstres devrait prendre garde, dans le combat, à ne pas devenir monstre lui-même." Indiquant ainsi le fait que parfois, dans notre volonté de combattre d'éventuelles injustices, il existe un risque concret de passer de l'autre côté de la barrière et de devenir nous aussi des monstres, ou de définir nous aussi des règles qui soient injustes pour les autres.

Black Lives Matter et l'Italie

En 2020, suite à la mort tragique de George Floyd dans la ville de Minneapolis, au Minnesota, aux États-Unis, des milliers de personnes sont descendues dans la rue pour manifester contre un énième cas de violence policière envers une personne noire ; parmi tous ces manifestants, il y avait aussi le mouvement "Black Lives Matter" ; mouvement né quelques années plus tôt, en 2013, dans le but de "contrer le racisme systémique envers les Noirs".

Né initialement comme une manifestation de soutien à ce qui se passait aux États-Unis, le Black Lives Matter (Italie) a ensuite (d'une certaine manière) évolué, essayant de devenir un mouvement pour la défense des droits des Noirs en Italie également… ce qui ne s'est pas révélé être ce que l'on pourrait appeler un "choix judicieux".

L'Immigration en Italie : Une Histoire Jeune

Avant tout, il faut dire que par rapport à d'autres pays comme la France, l'Angleterre ou les États-Unis, l'immigration (en général) en Italie est très jeune ; il suffit de penser que ce n'est qu'en 1973 que l'Italie a eu pour la première fois un solde migratoire positif (qui était d'ailleurs constitué en grande partie d'émigrés italiens rentrant au pays), et que la première loi sur la régularisation des immigrés a été promulguée en 1986.

Si nous prenons par exemple le cas de la France, Aimé Césaire introduisait dans le troisième numéro de la revue "L'étudiant Noir", le terme de "Négritude" ; terme avec lequel il affrontait pour la première fois le problème de l'intégration dans la société française.

Les États-Unis, qui ont une histoire d'immigration très différente de celle de la France, ont eux aussi dû lutter au fil des années pour atteindre le niveau culturel et social que nous avons aujourd'hui. Il suffit de penser aux "Marches de Selma à Montgomery" qui furent trois marches de protestation en 1965, qui ont marqué l'histoire du "mouvement pour les droits civiques des Afro-Américains".

Un Parcours Italien

Pour cette raison donc, je ne pense pas qu'il soit utile d'essayer de recréer une sorte de "Négritude" (nous ne sommes plus dans la France des années 30) ou de copier les luttes des années 70 ou 80 aux États-Unis, ni même certaines luttes d'aujourd'hui comme "Black Lives Matter" ; simplement parce que ce n'est pas le même type de société et que nous n'avons pas le même type de modèle social.

Il serait néanmoins utile de prendre comme exemple et de tirer des leçons de ce qui a fonctionné, de ce qui n'a pas fonctionné (et pourquoi) et de ce qui continue de ne pas fonctionner dans ces autres pays pour réussir, en partant de là, à définir des stratégies justes et adaptées à notre société.

Considérations sur le Langage : "De Couleur"

Je voudrais terminer cet article en faisant quelques considérations sur l'expression "de couleur" ; mais avant de commencer, permettez-moi de m'attarder sur deux mots que j'ai toujours trouvés linguistiquement intéressants : "connotation" et "dénotation".

La dénotation peut être définie comme l'élément significatif stable et objectif d'une unité lexicale, indépendant de tout élément subjectif ou affectif qu'elle peut avoir dans le contexte d'une phrase. La connotation, en revanche, en ce qui concerne un mot, est par exemple la signification accessoire, qui consiste en des nuances d'ordre subjectif, c'est-à-dire allusives, évocatrices, affectives qui accompagnent l'usage du mot.

Si nous prenons maintenant le mot "Noir", en ne considérant que la dénotation, la plupart d'entre nous ne penseront qu'à la couleur noire ; mais il est utilisé dans diverses expressions, toutes avec des connotations négatives, et c'est peut-être la raison pour laquelle il "a été nécessaire" de trouver une autre expression pour indiquer la couleur de la peau des personnes Noires, à savoir "de couleur", qui, si nous voulons seulement considérer la dénotation, n'a aucune signification.

Des doutes surgissent donc, presque automatiquement, sur la raison pour laquelle il est préférable d'utiliser une expression dépourvue de dénotation pour indiquer quelque chose d'absolument normal alors qu'il existe déjà un mot avec une signification (dénotation et connotation comprises) appropriée pour l'indiquer.

Conclusion

La vérité est un parcours qui a besoin d'une substance pour exister, et cette substance, c'est nous en tant qu'Hommes. Les temps sont désormais mûrs pour affronter ces questions avec honnêteté intellectuelle, en essayant de construire un parcours italien vers l'intégration qui respecte à la fois l'histoire de ce pays et la dignité de toutes les personnes qui l'habitent.